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lunedì 12 agosto 2013

Chips di mais bianco e paté di baccalà per MY SECRET DINNER


Ingredienti per 4 persone:

400 gr di baccalà pronto da cuocere
la buccia grattugiata di due limoni
mezzo bicchierino di grappa
1 patata media bollita
50 gr di burro
olio extravergine
pepe rosa

500 ml di acqua
110 gr di farina di mais bianco
un pizzico di sale

Immagina una fresca sera d'estate.
Immagina una bellissima piazza, un bellissimo prato o un bellissimo cortile.
Immagina molta gente vestita di bianco e rosso.

E no, non c'entrano né Verdone né gli ultras né i Giapponesi.

Immaginali arrivare alla stessa ora e nello stesso luogo in modo elegante ed educato.
Immaginali portare un cestino di vimini pieno di prelibatezze preparate con amore.
Immaginali portare con nonchalance un tavolo e delle sedie.
E delle candide tovaglie. E delle stoviglie in porcellana. E dei bicchieri di cristallo. E delle posate d'argento. E un cestello per il ghiaccio. E magari pure un candelabro a braccia.
Immaginali mentre si sistemano con ordine e con cura e allestiscono il proprio posto tavola.
Immaginali tutti seduti insieme.
Immaginali mentre cenano, chiacchierano, ridono, si divertono.

Immagina di poter essere lì anche tu e partecipare, a gratis, solamente mandando una mail.
Immagina. Puoi.

Ti ho messo una curiosità scimmiesca e non vedi l'ora di sapere dove si terrà il primo pic-nic in città?? Allora vola sul sito dell'evento.

Hai un foodblog e hai in mente una ricetta che potrebbe essere perfetta per questo evento?
Allora guarda anche il sito della Sarah, perchè c'è un contest perfetto per te.

Vuoi invece uno spunto per una ricetta facile, buona, locale, che si può preparare in anticipo e trasportabile?
Allora rimani qui e continua a leggere.

Per le chips di mais bianco prepara la polenta come da istruzioni (io mischio acqua farina e sale e faccio cuocere per 90 minuti. Ok, non è prettamente estiva ma tanto la dovrai fare a Settembre quando sicuramente farà un gran fresco).
Versala poi su di un foglio di carta da forno, coprila con un altro foglio e stendila a circa 1 mm di spessore.
Falla raffreddare. Leva il foglio superiore e taglia la sfoglia di polenta a triangoli o rettangoli o rombi o cerchi.
Trasferisci la polenta incisa con il suo foglio di carta ancora attaccato su di una teglia e mettila in forno a 200° per circa 20 minuti fino a quando asciugherà e si formeranno le chips.
Falle raffreddare, dividile e conservale in un sacchetto di carta.
Per il patè metti il baccalà in una pentola piena di acqua fredda con qualche foglia di alloro e qualche grano di pepe. Porta a ebollizione e fai cuocere per 10 minuti.
Fai raffreddare, spella e spina il pesce e frullalo insieme agli altri ingredienti fino ad ottenere una sorta di spuma.
Trasferisci in un vasetto e conserva in frigo fino a quando non dovrai uscire di casa per la MY SECRET DINNER. 







lunedì 17 giugno 2013

Il contest dell'Estate: I piatti delle Stars! Ed altri imperdibili eventi



Cosa fate tra il 10 luglio e il 2 agosto?

Cosa dite? Non andate al mare perchè c'è troppa sabbia?
In montagna no perchè è troppo in alto? Al lago no perchè è troppo bagnato?

Ecco, quindi, piuttosto che stare a casa sul divano, che poi con sto caldo rischiate di fondercivisi insieme, cosa ne dite di fare un salto a Siena a seguire un favoloso concerto o uno spettacolo sotto le stelle nella splendida location di Piazza del Duomo?
La Iko International e Regione Toscana in collaborazione con la Confcommercio di Siena hanno pensato proprio a voi!
Guardate qui cos'hanno da proporvi: http://www.sienaandstars.com.

Ma, nel frattempo, volete qualche esempio?
Ok.
Da quando avete visto Banderas in "Ti va di ballare" non sognate altro che assistere ad uno spettacolo live di Tango?? (o Banderas, ma su quello non possiamo aiutarvi). Bene, allora fiondatevi il 14/07 a vedere Miguel Angel Zotto!
Il vostro compagno è appassionato di Jazz tanto da aver riempito la casa di vinili?? Allora non potete non regalargli un week end a sorpresa il 24/07 a vedere Claudio Fasoli!
Preferite i ritmi cubani? Allora prendete un bel mojito e gustatevi il 19/07 i Buona Vista Social Club.
Amate spasmodicamente i Baustelle??!! E allora siete ancora più fortunati perchè il 28/07 luglio, insieme a loro, trovere anche a me!! Che per fortuna vostra non sarò lì a cantare. 
O perlomeno non dal lato del palco. 
Anzi no, non è vero, io sarò oltre il palco, perchè potrò andare nel back stage!!!
Infatti non so come dirvelo, perchè sarete tutti invidiosissimi e non dormirete più la notte, ma io, proprio io, insieme ad altre 23 blogger ho avuto un deretano incredibile. 
Più di quanto già non lo abbia realmente.

Ma com'è iniziato il tutto?
E' andata più o meno così:

Ufficio. 
Interno giorno.
Squilla il telefono.
"Ciao, sono io"
"Buonasera dottore"
Muahaha no scherzo dai, quella è un altra storia.
"Ciao, son la Patty, sei seduta?"
"Sì" (da circa 7 ore peraltro..).
"Senti, la confcommercio ha pensato questa cosa: cosa ne diresti di venire due giorni a Siena, assistere al concerto dei Baustelle, andare nel back stage, testare l'ospitalità della zona e, per animare in modo particolare una delle serate, preparare un menù personale in collaborazione con lo chef di uno dei ristoranti che proporranno le cene pre-concerto?"
5 secondi di silenzio.
Va beh dai, saranno quelli dello ZOO di 105 che fanno gli scherzi.
Ma, nel dubbio, siccome io sono una yes woman, e nonostante stessi già iniziando a pezzare, ho detto sì.
Si! Si! SIIIIIIIII! 
E sarò mica così scema da rifiutare??!

E quindi insomma, cosa farò lì due giorni?? 
Eh, intanto lavorerò alacremente per preparare un menù coi fiocchi (giuro, niente Gutalax ;-))) che potrete assaggiare se verrete a trovarmi, e poi nel resto del tempo gozzoviglierò con le altre 3 fantastiche blogger che saranno con me quel weekend saltando (più che altro rotolando) da una degustazione all'altra.
Ecco insomma, diciamo che mi sacrificherò per testare l'ospitalità Senese per voi.
Perché, come si suol dire, è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo.

Ma le novità sbalorditive non sono finite qui. 
Volete sapere chi sono le altre 23 blogger che parteciperanno agli eventi e dove potrete incontrarle? Volete controllare la rassegna, prenotare hotel e ristoranti, visite tematiche e cene nei ristoranti convenzionati, comodamente seduti sul wc di casa mentre giocate col vostro smartphone nella pausa relax post ufficio??? E allora non potete non scaricare l'App Inner Siena&Stars, la prima in Italia di questo genere, che troverete anche qui, dal 28/06!

Non siete ancora soddisfatti? Come dite?? Volete qualcosa che vi riguardi ancora più da vicino?? Cooooosa???! Volete soggiornare a Siena in coppia a gratis e vedere pure il concerto di Ludovico Einaudi??
Bravi, bravi. Mi siete piaciuti e per me è sì.
Quindi ecco tutto per voi il contest dell'Estate!!

Come partecipare?? E' semplice!
Guardatevi il calendario eventi, scegliete un artista o un genere musicale che vi ispiri un piatto (antipasto primo dolce quello che volete), preparate una ricetta e pubblicatela sul vostro blog tra il 17 giugno e il 17 luglio.
Segnalate il link sul sito della Patty (Andante con gusto) dove troverete anche tutte le regole del contest, e incrociate le dita.
Se vincerete, oltre ad accaparrarvi biglietti VIP per il concerto di Einaudi e soggiorno e cena per due persone a Siena, la vostra ricetta sarà realizzata da uno dei ristoranti partecipanti!

Io, come dire, per ovvi motivi, non posso partecipare al contest. Però sono stata talmente ispirata che ho voluto comunque dare il mio contributo.
E cos'ho preparato?? Dei tartufi salati di ricotta.
Semplici, eleganti, puliti, stupefacenti ed emozionanti come solo la musica di Ludovico Einaudi sa essere.
Ed eccoli qui, tutti per voi.

video



Ingredienti per circa 12 tartufi:

200 gr di ricotta
30 gr di parmigiano grattugiato
20 gr di pangrattato
la buccia grattugiata di due limoni
un pizzico di noce moscata
50 gr di mandorle tritate

Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto lavorabile con le mani (aggiungendo o diminuendo il pangrattato, se necessario).
Formate delle palline del diametro di circa 3 cm e rotolatele nelle mandorle tritate.
Mettete nei pirottini e conservate in frigo.

PS Oltre alla magnifica ricetta (;-)) vi piace pure la scatola della foto??? Ok, qui trovate il template.
Salvatelo, stampatelo su un foglio A4, piegate sui tratteggi, tagliate i bordi, incollate le alette e via.



venerdì 3 maggio 2013

Un ingrediente per due: la soppressata Calabrese


Lo ammetto, culinariamente e bloggalmente parlando, mi sto impigrendo.
E vorrei potervi dire che si tratta della primavera, del fatto che praticamente non sto cucinando e che il massimo dell'estrosità in questo periodo consiste nello scegliere il formato di pasta da cuocere (che sia chiaro, non è affatto una decisione semplice), del fatto che il mio flusso mentale si è inceppato e faccio fatica a metter giù anche solo una frase di senso compiuto, che attualmente ho esaurito le riserve di stronzate e anche solo scrivere un commento mi pesa manco dovessi parafrasare la divina commedia.
Ma invece no. 
La realtà è che ho scoperto Candy Crush.
Anzi, potete perfavore mandarmi delle vite e spiegarmi come minchia si supera il livello 65?
Ecco, si dice sempre che il primo passo per superare un problema sia ammetterlo.
E io ammetto di aver sviluppato una dipendenza.
Quindi ora teoricamente dovrei passare al 66.
Vado a provare.
Addio.
Ma prima non posso esimermi dal pubblicare la scheda di questo mese (Sere, grazie per questa rubrica, senza di essa non riuscirei a mantenere manco la media di un post ogni quattro settimane).
E mi scuso se stavolta siamo in ritardo. Tremendo ritardo. 
Per colpa mia.
E no, stavolta il gioco d'azzardo non c'entra. 
Avevo solo qualche problema di cuore da risolvere.
E non intendo fisico. 
Perchè uff, diciamocelo fuori dai denti e dalle parentesi, le relazioni amorose a volte sono più stancanti del fare la foodblogger a tempo perso.

PS Comunque sono appena passata al livello 67 e mi sento già meglio. Questa sì che è vita!


"La soppressata è un insaccato tradizionale calabrese che nelle zone rurali viene ancora preparato in casa secondo ricette tramandate da generazioni.
Gli ingredienti principali, che cambiano leggermente da zona a zona, sono la carne di maiale, la salsa di peperoni rossi che varia dal dolce al piccante e che gli fornisce anche il tipico colore, il sale e talvolta pepe e finocchietto.

Fino a non molti anni fa questo salume era preparato in casa interamente a ciclo chiuso: il maiale veniva cresciuto e allevato all'aperto con gli scarti della cucina e dei campi e i peperoni venivano coltivati nell'orto. 
Attualmente, causa l'abbassamento del costo della carne in commercio e il cambiamento delle abitudini alimentari verso stili di vita più sani con una conseguente riduzione del consumo quotidiano di carne e salumi, sono poche le famiglie che allevano ancora le bestie (dato che un maiale fornisce circa 150/200 kg di carne), mentre la maggior parte compra ormai direttamente solo la carne necessaria.

La soppressata tradizionalmente viene preparata in Gennaio, quando le temperature sono più basse e il tempo è più favorevole alla stagionatura (tendenzialmente asciutto e senza mosche).
La ricetta della zona del Lametino prevede di mescolare un misto di carne magra di diversi tagli tritata grossolanamente con carne grassa nella percentuale del 12-15%.
Viene aggiunta poi la salsa di peperoni e il sale nella proporzione di 20 gr per ogni kg di carne per garantirne la conservabilità.
L'impasto viene poi insaccato nel budello naturale o sintetico, ottenendo dei cilindri di circa 15/20 cm per 6 di diametro da circa 800 gr di peso (che si ridurrà di circa il 25 fino al 50% con la stagionatura) che verrà poi bucherellato in più punti in modo da facilitare l'essicazione.
La soppressata viene poi legata a mano, schiacciata in una struttura preparata con canne di fiume legate fra loro che la mantengono pressata (da qui il nome) ed affumicata con legno d'ulivo per almeno 10/15 giorni.
Viene poi lasciata stagionare appesa per circa 3-4 mesi (ma si può consumare già dopo circa 30 giorni) durante i quali andrà girata periodicamente.
La stagionatura può arrivare anche a sei mesi, ma se la soppressata non viene consumata immediatamente, appena matura, può essere conservata fino a due anni in diversi modi: in vaso immersa in olio di oliva o nello strutto oppure sottovuoto." 


E ora qui di seguito la mia ricetta e qui invece quella di Serena:

Plum cake salato
Ingredienti per uno stampo da 1,5 lt:

300 gr di farina 0
160 gr di caprino fresco
3 uova intere
qualche rametto di timo fresco
due cucchiaini di paprika affumicata
100 gr di soppressata tagliata a cubetti
una manciata di olive snocciolate
un cucchiaino di origano
un cucchiaino di curry
200 gr di yogurt bianco intero
150 gr di olio extravergine
mezza bustina abbondante di lievito chimico (attenzione, avete mai notato che la bustina intera è per 500 gr di farina??)

Mescolate tutti gli ingredienti e cuocete in forno statico a 180° per circa un'ora (fate la prova stecchino).

Eccovela, la ricetta col procedimento più idiota di sempre.


domenica 31 marzo 2013

Un ingrediente per due: le ulive schiacciate



Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi.
E infatti io son qui.
Dopo le pulizie e prima di ammazzarmi di cioccolato.
E al posto che propinarvi la solita colomba, parleremo invece di ulive schiacciate, tipica ricetta Calabrese.
Che non c'entrano niente con la Pasqua, ma ci piacciono tanto.
Quest'oggi sarò breve, che mi sono già sforzata troppo con la scheda.
Anche se per fortuna il grosso è stato fatto da....da? Come lo chiamiamo?? Il Lui, il Commensale, il Comandante Amigo son già stati presi, quindi a me cosa rimane???!
La Povera Cavia.
Ecco, bene. La Povera Cavia ci piace (almeno a me, a lui forse un po' meno. Lui inteso come lui e non come Lui ovviamente, anche se possiamo sempre chiederglielo).
Ecco, dicevamo appunto che la Povera Cavia, essendo Altoatesino, si è occupato della scheda.
Ed ora io, per non rubarvi altro tempo prezioso, ve la lascerò leggere.

(Scherzo, in realtà è tardi, ho il timpanu in forno (altra tipica ricetta Calabrese dei giorni di festa, piatto light e leggero come solo quelli Calabresi sono rinomati di essere, composto da bucatini conditi con sugo di soppressata, uova sode, uova sbattute per tenere insieme il tutto, polpettine di maiale fritte e fette di provola, il tutto stratificato con intervalli di parmigiano reggiano e cotto in forno. 
E se credete che questo sia il piatto unico di oggi vi sbagliate, perché Pasqua non sarebbe Pasqua senza uova sode e lattughino di antipasto, un po' di agnello al forno con patate e un pezzo di colomba con la crema. Ma d'altronde è o non è giorno di festa?? Il resto dell'anno, a parte la Vigilia Natale Santo Stefano l'Epifania il mio compleanno le feste comandate le domeniche i compleanni di amici e parenti il 1 maggio il 25 aprile ferragosto tutti i santi tutti i morti, sono a dieta, quindi fanculo, oggi dovrò pur mangiare come si deve. Vorrete mica mi lasci morire di fame vero?).

Ecco quindi la scheda delle ulive schiacciate:

"L’ulivo, o olivo, è una pianta millenaria originaria dell’Oriente. 
E’ una pianta da frutto sempreverde che vive in climi temperati e a non più di 800 mt di altitudine, poichè teme le gelate. 
Inizia a fruttificare verso il 3-4° anno di età, diventa pienamente produttiva verso il 10° ma raggiunge la maturità solo dopo il 50° (come succede un po’ anche agli uomini, intesi come genere maschile) 

Nel mondo esistono oltre mille cultivar d’olivo riconosciute ed almeno 500 sono presenti in Italia. 
Queste varietà si possono dividere in tre gruppi principali:

- da olio 
- da mensa 
- duplice attitudine 

Le cultivar da olio producono frutti di una dimensione medio piccola e con una resa più elevata mentre quelle da mensa producono olive più grandi e più polpose e quindi più adatte al consumo diretto. 
Quelle a duplice attitudine invece sono come il nero: vanno bene con tutto. 

Le olive nascono in estate, quando la maggior parte dei fiori d’ulivo sono caduti e sono rimasti sui rami solo i pochi fecondati. 
Crescono in autunno e in base alle temperature e alle piogge, lo fanno tanto o poco o il giusto. 
Se il clima è troppo secco l’uliva rimarrà piccina, con poco olio all’interno. 
Se il clima è troppo umido l’uliva assorbirà troppa acqua ed avrà comunque poco olio all’interno. 
Un po’ come dire che qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai. 
Ma se invece il tempo sarà giusto, non troppo caldo e non troppo freddo, non troppo umido né troppo secco, le ulive saranno perfette. 

E da metà ottobre, quando inizieranno a cambiare colore e a maturare, partirà la raccolta, che potrà protrarsi fino a dicembre, sempre a seconda del tempo. 
Per le ulive da tavola classiche si usano quelle ancora totalmente verdi, mentre il momento ideale per raccogliere quelle da olio è quando il frutto è un po’ verde e un po’ viola, ovvero quando è maturo ma non troppo, perché altrimenti una maturazione eccessiva darà un olio con un’acidità troppo alta. 
Quelle invece che si mangiano completamente nere sono quelle raccolte a fine maturazione. 

Man mano che le olive verranno raccolte con i vari metodi (il migliore rimane ancora quello manuale, che permette un totale controllo dei tempi di maturazione), il raccolto verrà portato al frantoio per produrre l’olio, oppure verrà trasformato per il consumo diretto. 
E chi di voi ha provato ad assaggiare un’oliva direttamente dalla pianta sa quanto queste necessitino, prima di essere gustate come si deve, di una forte deamarizzazione. 

In questa occasione ci occupiamo solo di una tipica lavorazione e trasformazione Calabrese ovvero: le ulive schiacciate (in dialetto ammaccate). 
Questo lungo e laborioso processo inizia ad ottobre con la raccolte delle ulive quando sono ancora verdi. 
Una volta raccolte, le ulive vengono poi prese una per una e gli viene tolto il nocciolo (ùasso, in dialetto). 
Un tempo questo lavoro veniva fatto con una pietra di fiume tondeggiante mentre oggi si usa un semplice batticarne (anche se qualcuno continua ad utilizzare il metodo tradizionale). 
Le ulive schiacciate vengono poi messe in un recipiente pieno d’acqua e limone. 
L’acqua servirà a far perdere loro l’amaro mentre il limone servirà a mantenerle verdi non facendole ossidare. 
E da qui per una volta al giorno, per almeno 15 giorni, le ulive dovranno essere scolate e l’acqua cambiata. 
Una volta perso l’amaro, si potranno finalmente invasare molto ben pressate, in vasi sterilizzati insieme a sale, aglio e finocchietto selvatico e si potranno gustare dopo una decina di giorni di riposo."


E ora qui di seguito la mia ricetta e qui invece quella di Serena:



Ingredienti per 6 cestini:



6 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato
500 gr di yogurt bianco intero (o 300 gr di caprino)
la buccia grattugiata di due arance
un pizzico di pepe rosa
qualche uliva schiacciata

Qualche ora prima di preparare i cestini mettete lo yogurt in un telo pulito ed appoggiatelo su di un colino o un colapasta per fargli perdere l'acqua (anche il giorno prima).
Quando sarà sufficientemente sodo, tipo del caprino, (ma se state usando il caprino questa info non vale) mischiateci la buccia grattugiata delle arance.
In una padella antiaderente ben calda versate un cucchiaio di formaggio grattugiato per ogni cestino. Quando sarà bello sciolto e i bordi inizieranno a dorare, levate la padella dal fuoco ed aspettate un paio di minuti che inizino ad intiepidirsi le cialde. Tiratene poi su una alla volta ed appoggiatela su di un bicchierino rovesciato (tipo quelli da liquore).
Dategli un po' di forma con le mani e se serve impilateci sopra un altro bicchiere.
Fate raffreddare e, se non vi servono subito, conservateli in frigo in un contenitore ermetico.
Se invece ve li volete magnare subito, con una sac a poche squizzateci dentro una noce di yogurt denso, appoggiateci un'uliva e sparpagliateci un po' di pepe rosa.
Tenete conto che con il passare delle ore la cialda si smolla, quindi farcitela poco prima di servire.

Ah, ovviamente, tanti cari auguri di Buona Pasqua a tutti voi.

domenica 25 novembre 2012

Arancine alla Milanese


Ingredienti per 18 arancine:

Per il riso
1 kg di riso Carnaroli
2,5 l circa di brodo vegetale (con carota, cipolla, sedano)
50 stimmi di zafferano
70 g di burro
50 g di parmigiano grattugiato
una cipolla medio-piccola
olio evo q.b.
sale q.b.
tre cucchiai di farina di riso

Per il ripieno
quattro ossibuchi di vitello o vitellone
2 cucchiai di farina
mezza cipolla
mezza carota
burro e olio
un po' di brodo
buccia di limone
prezzemolo
1 acciuga

Per la lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l'arancina)
800-900 ml d'acqua
la metà di farina
una manciata di sale

Per la panatura (ne resterà molto anche qui)
700-800 g di farina di mais fine

Olio di semi per friggere

Quando ho visto che la Robi aveva vinto questo MTC un po' mi sono emozionata dato che lei è una delle foodblogger che conosco da più tempo, che mi sta tanto simpatica, che fa delle ricette meravigliose, che mi insegna un sacco di cose sulla sua Sicilia e sì beh insomma, diciamocelocelocelo (alla Marchesini), è una di quelle a cui sono più affezionata. 
E tra l'altro è pure colei che mi ha iniziato all'MTC. 
Che mi ha spinto nel tunnel. Che mi ha inglobato nella setta. 
Che mi ha convinto ad entrare in questo giro di gente pazza che si sfida e cucina la stessa cosa a scadenze e sotto pressione.

Cazzo Robi ma in effetti siamo sicuri che anche io ti stavo simpatica?! 

E quindi insomma, questo mtc era particolamente sentito. 
E pensa che ti ripensa per trovare qualcosa di adatto, alla fine ho avuto una folgorazione. 
Maledetto phon. 
E ho pensato: ma se l'arancina al posto che nascere in Sicilia fosse nata a Milano, come sarebbe stata? 
A parte cocainomane, snob e alla moda. 
Di sicuro ci si sarebbe trovato dentro del Carnaroli, dello zafferano e dell'ossobuco. 
E al posto del pangrattato probabilmente della farina di mais. 
E quindi ecco, io ho proseguito su questa strada e ho fabbricato un aranciun. 
O un'aranceoula. O ciamala cume ti par, pirletta.

Come insegna Robi il riso e il ripieno vanno preparati con qualche ora d'anticipo in quanto al momento dell'assemblamento delle arancine devon esser freddi.
Per il risotto fate imbiondire la cipolla in qualche cucchiaio d'olio, aggiungete il riso e fatelo tostare per un paio di minuti, unite lo zafferano e il brodo un mestolo alla volta e portate a cottura (al dente). Fuori fuoco mantecate con burro e parmigiano.
Nel mio caso per aumentarne la cremosità, dato che il mio riso non ha rilasciato molto amido, ho aggiunto durante gli ultimi cinque minuti di cottura tre cucchiai di farina di riso. 
Per il ripieno invece prendete gli ossibuchi, infarinateli leggermente e fateli rosolare a fuoco alto in una padella con qualche cucchiaio d'olio e una noce di burro.
Aggiungete il trito di cipolla e carota, rosolate per qualche minuto, aggiungete un mestolo di brodo, coprite con il coperchio ed abbassate il fuoco al minimo. 
Fate cuocere così per circa un'ora e mezza controllando ogni tanto che la carne non stia diventando un tutt'uno con la padella e nel caso aggiungete poca acqua o brodo. 
Fuori dal fuoco aggiungete la gremolada preparata tritando la buccia di mezzo limone con qualche filo di prezzemolo e un acciuga.
Una volta tiepidi tritate gli ossibuchi al coltello o spezzettateli con le mani aggiungendo il sughetto rimasto sul fondo della pentola e il loro midollo.
Raffreddate riso e ripieno in frigo per almeno 3 o 4 ore.

Per formare le arancine invece vi invito a guardare il suo dettagliatissimo precisissimo e bellissimo post che, riassumendo, dice di preparare le palle di riso con le mani umide, farle riposare in frigo per una mezz'ora, ritirarle fuori e farci il buco premendo col dito, infilarci il ripieno, richiudere, immergere nella lega preparata mischiando con una frusta la farina, l'acqua e il sale, far sgocciolare per qualche minuto sulla carta da forno, rotolare nella farina di mais e friggere per due tre minuti in olio profondo fino a doratura.

Con questo post ringrazio Robi per la meravigliosa ricetta e partecipo all'MTC di novembre.


giovedì 15 novembre 2012

Polpettine di seitan con salsa al basilico


Ingredienti per circa 20/25 polpette:
400 gr di seitan
due cucchiai d'olio extravergine d'oliva
un cucchiaio di salsa di soia
la buccia grattugiata di un limone
una manciata di pangrattato
una manciata di mandorle frullate
Per la salsa al basilico:
50 ml di latte di soia non zuccherato
100 ml di olio di semi di girasole
un pizzico di sale
qualche goccia di succo di limone
una manciata di foglie di basilico
una manciata di pinoli
mezzo spicchio d'aglio

Sì, so che questa sembra una ricetta estiva ma non è che possiamo mica pubblicare tutti delle zuppe.
E poi comunque qui a Milano è già ormai praticamente primavera e io non ho mai avuto il basilico così bello sul balcone.
Che tra l'altro ho da poco scoperto trattasi di una pianta annuale, quindi in ogni caso meglio farlo fuori ora per evitargli lunghe e inutili sofferenze. 
E pensare che ho sempre creduto di essere una pianticida mentre lui invece moriva autonomamente. Che ignoranza oceanica.
Tornando al tempo, non che ami particolarmente parlarne, che poi sembra che non ho un cazzo di meglio da dire, ma fa oggettivamente caldo. 
Tanto che al mattino parto vestita a strati come una lasagna e mi spoglio man mano fino ad arrivare in ufficio in maniche corte. 
Potrei quasi farci un video in stop motion.
Che poi in realtà il caldo tanto oggettivo non è, dato che proprio in questo periodo di transizione si manifestano le soggettive percezioni di temperatura.
Infatti in giro si vede gente in bermuda che passeggia accanto a gente vestita con piumino, cappello, sciarpa e stivali col pelo. 
Anche se mi viene il dubbio siano forse solo persone che non hanno controllato il meteo.

Arrivando invece alla nostra ricetta postestiva o preinvernale, oggi si parla di seitan.
Che è quella roba un po' gommosa, un po' ciccosa e un po' insapore che a volte perculandoci ci dicono sia uguale alla carne.
Però a me piace. Nonostante tutto. E questo chiamasi amore incondizionato.

Allora, il seitan o muscolo di grano, che però sotto questo nome mi fa un po' senso, non è altro che un ammasso di glutine. E quindi è ricco di proteine e povero di grassi.
Si può comprare già pronto (a prezzi, secondo me, esorbitanti) oppure si può preparare in casa partendo direttamente dalla farina o dal glutine essiccato (che trovate in sacchetto nei negozi biologici).
Avete mai fatto il pane o la pizza in casa? Avete presente quello slaimer che vi rimane sulle mani quando le lavate sotto l'acqua corrente e che immancabilmente rischia di intasarvi il lavandino? Ecco, quella è la parte gltutinosa della farina.
Ed il procedimento per fare il seitan è esattamente questo: si impasta la farina con l'acqua fino ad ottenere un panetto che poi andrà lavato per eliminare la parte amidacea.
Una strada più semplice e veloce, che poi è quella che ho seguito io, è quella di comprare direttamente il glutine secco che va solamente impastato con acqua per ritrovarsi immediatamente con il panetto pronto da cuocere una quarantina di minuti.
Quindi insomma, qualunque strada voi seguiate, noi qui partiamo con del seitan già pronto.
Che andrete a tagliare a pezzettini e a frullare con due cucchiai d'olio, un cucchiaio di salsa di soia, la buccia grattugiata del limone ed eventualmente un goccio d'acqua fino ad ottenere un composto lavorabile.
Con le mani umide formate delle palline grandi come una noce e fatele rotolare nel miscuglio di pangrattato e mandorle tritate.
Disponetele su una teglia coperta con carta da forno, irroratele d'olio (a tal proposito per usarne meno e distribuirlo meglio trovo comodissima l'oliera spray) e cuocetele in forno caldo a 200° fino a doratura per circa 10/15 minuti.
Preparate poi la salsa al basilico.
Mettete nel bicchiere alto del minipimer (o in una tazza alta o in un vasetto alto o in quello che vi pare) l'olio con il latte di soia (mi raccomando che siano alla stessa temperatura altrimenti l'emulsione è un casino), un pizzico di sale e un cucchiaino di succo di limone e iniziate a frullare fino ad ottenere una maionese densa.
Aggiungete le foglie di basilico spezzettate, una manciata di pinoli e mezzo spicchio d'aglio e dategli un'altra rapida frullata.
Ecco fatto.

Con questa ricetta partecipo al contest di Tour De Fork: Riconoscere, scegliere e sostituire, in cui si chiedeva di rielaborare una ricetta classica proponendola in versione più sana.
Ecco io allora ho preso le classiche polpette, ci ho tolto la carne e l'ho sostituita col seitan, alimento leggero e vegetale, non le ho fritte ma le ho cotte al forno e le ho accompagnate con una maionese senza uova.
Che insomma, più leggero di così si muore.

mercoledì 27 giugno 2012

Grissini di finta sfoglia senza burro


Ingredienti per circa 20 grissini:
300 gr di farina di farro integrale
150 gr di acqua
per la maionese:
1 uovo
200 gr di olio di semi di girasole
qualche goccia di succo di limone
un pizzico di sale
semi di sesamo
semi di papavero
paprika
sale grosso

Domenica ho fatto 30 anni. E mi sento uguale a sabato.
Ma inevitabilmente questa età, considerata un numero fondamentale per molti, mi porta a fare delle riflessioni sulla mia vita.
Del tipo:
sono almeno 15 anni che mi faccio la tinta.
Prima per cambiare il mio colore naturale. Poi quando finalmente sono maturata e ho deciso di tenermi il mio sono iniziati a spuntare i primi capelli bianchi. Precocemente. Il che mi obbliga ogni mese ad estenuanti sedute dal parrucchiere o a manovre da contorsionista a casa.
Sono almeno 15 anni che mi faccio la ceretta. Ovvero sono 15 anni che soffro. E anche di questo non posso farne a meno, dato che ho il colore della pelle inversamente proporzionale a quello dei peli. E vi dico solo che la mia pelle ha la tonalità di questo sfondo.
Sono almeno 15 anni che ho il ciclo e che ogni mese i miei ormoni impazziscono.
Sono almeno 15 anni che faccio finta di mettermi a dieta.
Ho studiato per quasi 15 anni.
Sono quasi 15 anni che lavoro.
Insomma in pratica la metà della mia vita sono stati anni del cazzo.
E cosa mi state chiedendo? Cosa mi aspetto dai prossimi 30?
E che ne so. Sono ancora troppo piccola per pensare a cosa farò da grande.

E dato che sono in vena di confidenze, per prima cosa ringrazio molto Mimi per aver pensato a me e per avermi girato il premio del versatile blogger e poi procedo svelandovi 7 cose che (forse) non sapete di me.

- Amo dire quello che penso ma poi ho paura delle conseguenze. Infatti vi dico che non mi piace continuare le catene di sant'Antonio ma che ora ho paura che Mimi mi mandi del ramandolo corretto alla polverina urticante.
- In alcune cose sono eternamente indecisa. Se esco per mangiare la pizza e dentro di me ripeto come un mantra pizza-pizza-pizza nel momento in cui arriverà il cameriere probabilmente ordinerò una lasagna.
- Quando vedo qualcuno che si mette le dita nel naso mi viene il voltastomaco. Se mai avrò un figlio girerà per casa con una molletta fissa al naso.
- C'è stato un periodo della mia vita in cui ogni volta che mangiavo fuori casa trovavo sempre un pelo o un capello nel piatto. Ora non mi succede più. Probabilmente non me ne accorgo e li inghiotto.
- Sono bipolarmente schizzinosa. O schizzinosamente bipolare. Ho dormito tranquillamente nei peggiori ostelli d'europa e mangiato ovunque roba di dubbia provenienza ma portatemi da Mc donalds e io avrò schifo di sedermi perchè mi sembrerà che tutto sia unto e bisunto.
- Sono estremamente disordinata ma vorrei essere ordinata. Mi piace avere un armadio con i vestiti in ordine cromatico ma dopo un ora dall'averlo sistemato pare ci abbia fatto scoppiare dentro i petardi.
- Adoro le sorprese ma solo quelle che mi aspetto già. Le altre tento di scoprirle.
- Mi sento estremamente a disagio se devo stare al centro dell'attenzione ma se non vengo considerata ci rimango male.
- A volte mi sento fuori dal coro e questa cosa mi piace per cui se anche dovevo dire solo 7 cose io invece ne dico 8.
- A volte mi piace andare controcorrente per cui, sempre se Mimi mi autorizza e non si offende, liberalizzerò il premio versatile blogger e lascerò che ogni blog del mio blogroll lo possa prendere liberamente a patto di scrivermi nei commenti 7 cose che non so di lui/lei.
- A volte non mi so trattenere e infatti sono arrivata a 11. 

E ora vi racconterò di questi ottimi grissini di non sfoglia che vanno benissimo per la mia non dieta.
In realtà il risultato non è propriamente una sfoglia, diciamo più una pasta croccante molto alveolata. Ma come si può pretendere di avere una sfoglia perfetta senza burro? Sarebbe come chiamare ciambella una torta senza il buco. Ma d'altronde non tutte le ciambelle nascono col buco. E non tutti i grissini sfogliati nascono di sfoglia. E non tutte le sfoglie nascono col burro. E non tutto il burro...ok, la smetto. 
Per questo impasto mischiate la farina con l'acqua tiepida fino a formare una palla liscia che lascerete riposare coperta per una mezz'ora.
Ovviamente potete usare la farina che volete, ma quella integrale gli darà quel non so che di rustico che ci sta proprio bene. E non mi stancherò mai di dirlo: cercate di comprare tutto biologico, ma soprattutto fatelo quando comprate qualcosa di integrale. La crusca esterna è quella su cui si depositano tutti i diserbanti e composti chimici con i quali le piante vengono trattate e nelle robe integrali ve le cuccate tutte. State attenti.
Preparate poi la maionese frullando l'uovo (in questo caso usiamo anche l'albume che tanto poi lo cuociamo) con il sale, il limone e l'olio. Qui maggiori dettagli.
Riprendete la palla di pasta e stendetela in un rettangolo.
Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe. Appiattite un po' con il mattarello. Spalmateci un velo di maionese. Chiudete a portafoglio con due pieghe.
Avete ancora maionese? Ecco allora appiattite un po' con il mattarello va,  spalmateci un velo di maionese e chiudete a portafoglio con due pieghe.
Ah, aiutatevi anche con un bel po' di farina perchè l'impasto si ammollerà mano a mano che assorbirà la maionese.
Ora chiudete il rettangolo nella pellicola e fatela riposare in frigo per un paio d'ore.
Riprendetela, stendetela ad un'altezza di circa un centimetro, tagliate delle strisce di circa 2 cm di larghezza. Cospargetele con sale grosso e spezie varie. Arrotolatele su se stesse e cuocetele in forno a 200° per circa 10/15 minuti fino a doratura.

mercoledì 6 giugno 2012

Zucchini pancake e home-made mayo al curry


Ingredienti per circa 10 pancake:
2 zucchine medie
3 uova + 2 albumi
100 gr circa di farina integrale
qualche fogliolina di menta
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito

Per la mayo al curry:
2 tuorli
200 ml di olio di semi di girasole
il succo di mezzo limone
mezzo cucchiaio d'aceto bianco
un cucchiaino di senape (facoltativa)
un pizzico di sale
3 cucchiai di yogurt
mezzo cucchiaino di curry (io ho usato il masala per verdure Altromercato)

Sono commossa. Mi è riuscita la maionese. Nel momento in cui si è addensata mi è quasi scesa una lacrimuccia.
La prima volta che ci ho provato è venuta perfetta in 5 secondi; la solita  fortuna del principiante. Poi ci ho riprovato. E riprovato. E riprovato ancora. Ma niente. Impazziva, era troppo liquida, troppo grumosa. Uno schifo.
Primo round Maionese - SaleQuBi: 3-0.
Ma dato che quando voglio so esser testarda più di un mulo (ehm, anche quando non voglio in realtà..), mi sono spulciata libri di ricette, pagine web, blog, forum, yahoo answer (eh si, purtroppo a volte ci cado pure io) per carpirne i più reconditi segreti. Scoprendo che poi invece sarebbe bastato andare direttamente sulla pagina di wikipedia...
Quello che ho assimilato e rielaborato è che alla fine una maionese stabile (che altro non è che un emulsione) necessita che tutti gli ingredienti siano alla stessa temperatura e che ci sia una componente acida che ne favorisca il montaggio (anche se non è il meccano). Il tuorlo, ricco di lecitina che è un emulsionante naturale, ovviamente dev'esser freschissimo dato che va consumato crudo. A tal proposito sulla pastorizzazione casalinga invece non ho ancora trovato nulla che mi soddisfi. Alcuni parlano di scaldare l'olio a 70° (temperatura di pastorizzazione delle uova) prima di aggiungerlo ai tuorli, ma in ogni caso un uovo a temperatura ambiente a contatto con olio caldo ne abbatterà inevitabilmente la temperatura non garantendo, secondo me, la corretta cottura. Per cui su questo punto mi devo ancora documentare meglio.
Insomma alla fine il mio consiglio per ora è di usare uova più fresche possibili, consumare subito la maionese e pulire  bene il guscio prima di aprirle cercando di stare attenti a farlo sfregare il meno possibile con il contenuto (dato che al massimo se ci fosse la salmonella sarebbe fuori dal guscio e non dentro). Per tale scopo potrebbe essere utile utilizzare un separatuorlo, oppure rompere le uova intere in una ciotola e tirar su solo il giallo con le mani tenendo le dita come le pinze di quei giochini dove inserisci il gettone e  devi prendere i pupazzo (con più probabilità di riuscita di vincita col tuorlo, ovviamente).
Ehm. Credo di aver fatto una prefazione un po' lunga e come al solito mi son persa via. Scusate.
Tornando alla nostra ricetta. Avete il frullatore ad immersione? Bene. Prendetelo. Già che ci siete prendete anche il relativo bicchiere alto e stretto (o se non ce l'avete vanno benissimo una tazza o un vasetto della forma e dimensione simile).
Metteteci due tuorli, un pizzico di sale, il succo di mezzo limone, mezzo cucchiaino di senape e 200 ml di olio di girasole. Sìsìsì lo so, vi hanno sempre detto di unire l'olio a filo ma è necessario solo se preparate la maionese con la frusta a mano, se usate il frullatore invece potete metter tutto insieme da subito.
Infilate il minipimer fino in fondo, accendete al massimo e state ferme qualche secondo. Vedrete immediatamente addensarsi la maionese. Alzate poi il frullino piano piano ed emulsionate tutto. La salsa è fatta. Ci avreste mai creduto???
Ora a piacere aggiungeteci due o tre cucchiai di yogurt bianco e il curry.
Ecco, ora fermatevi un momento e chiudete gli occhi in religioso silenzio: state per assaggiare una delle cose più buone del mondo.
SaleQuBi - Maionese: 3-3 palla al centro.
Per i pancake grattugiate le zucchine con una grattugia a trama larga. Se dovete prepararli immediatamente andate avanti con il procedimento, se invece avete necessità di preparare l'impasto in anticipo dovrete eliminare un po' d'acqua dalle zucchine, che altrimenti stando lì insieme al resto la rilasceranno nella pastella e verrà una roba disgustosa. In questo caso quindi prendete un colino o un colapasta, salate le zucchine grattugiate e lasciatele lì a scolare anche per una mezz'ora ricordandovi di strizzarle bene prima di aggiungerle al resto.
Mettete le zucchine in una ciotola, aggiungete tre uova più gli albumi avanzati dalla maionese, aggiungete un po' di sale, la menta spezzettata, il lievito e la farina. Dovrete ottenere un composto abbastanza denso e fluido che non vi vada dappertutto quando andrete a cuocerlo, per cui regolatevi di conseguenza con qualche cucchiaio in più o in meno di farina.
Scaldate una padella antiaderente senza aggiungere grassi e cuoceteci i pancake per circa 3/4 minuti per lato, versandone due cucchiai alla volta in dei simil cerchi (senza schiacciarli dato che si allargano da soli), e girandoli a doratura avvenuta. Ottimi sia caldi che freddi, come le frittate si conservano per qualche giorno in frigo.

mercoledì 30 maggio 2012

Irish potato bread


Ingredienti:
500 gr di patate
120 gr circa di farina 0
1 cucchiaino di sale
30 gr di burro


Chi è stato in Irlanda si ricorderà, oltre ai litri di Guinnes e alle Slieve League, il potato bread. Io me ne sono innamorata la prima volta che l'ho provato in una tipica colazione irish a base di salsicce, sanguinaccio, uova fritte, fagioli e pomodori grigliati (gulp) e dopo averne comprati chili e chili da Marks&Spencer, averlo finito e non essere riuscita a trovare niente di simile qui, mi sono ingegnata per riprodurlo. In realtà non è niente di trascendentale anzi, in pratica è un nostro gnocco schiacciato e cotto in padella con la forma di una piadina (d'altronde noi qui abbiamo i maiali e loro le patate, che ci possiamo fare). 
E' ottimo mangiato con la carne (magari non alle 6.30 del mattino), con le uova, con i salumi e formaggi ma personalmente lo adoro con qualunque cosa  si possa trovare nel frigo, freezer, cantina o dispensa.
E poi è semplicissimo e veloce.
Per preparalo lessate le patate con la buccia in abbondante acqua con un pizzico di sale e un cucchiaio di aceto per mantenerne la compattezza.
Quando saranno cotte e tiepide sbucciatele e passatele con lo schiacciapatate. Aggiungete il burro, il sale, e tanta farina necessaria ad ottenere un impasto lavorabile. Stendete l'impasto a circa mezzo centimetro di altezza su una spianatoia ben infarinata. Tagliatelo a quadrati, cerchi, triangoli isosceli, scaleni ma anche equilateri,  ottagoni, rombi,  ottusangoli, rettangoli e cuoceteli qualche minuto per lato in una padella antiaderente bella calda senza aggiungere assolutamente nessun tipo di grasso. Servite caldi. Se, e dico SE, ve ne avanzano, conservateli pure in frigo avvolti nella pellicola o nell'alluminio e riscaldateli in padella prima di mangiarli, proprio come si fa con le piadine. 

mercoledì 23 maggio 2012

Gelée di peperoni in agrodolce e robiola


Ingredienti per quattro persone:
4 peperoni rossi
4 cucchiai di aceto balsamico
4 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaino abbondante di agar agar
100 gr di robiola
una noce di burro
olio
sale qubi

La prima volta che ho chiesto come spellare agilmente i peperoni mi è stato detto semplicemente di passarli sulla fiamma del gas e di infilarli successivamente in un sacchetto di plastica. Io allora li ho presi uno per uno, li ho infilzati con una forchetta e con qualche difficoltà e ustioni di vari gradi su diverse parti del corpo, li ho sbruciacchiati sui quattro lati sulla fiamma diretta. 
Poi ho preso un sacchetto di plastica e li ho infilati allegramente dentro. 
Così com'erano. A 1200 gradi celsius e almeno 2192 farenheit. E la pelle probabilmente si è pure staccata eh, mica no, il problema è stato solo levare la plastica fusa dai peperoni e dal pavimento. 
E cosa mi ha insegnato questa esperienza? Che fidarsi e bene ma non fidarsi è meglio e non dire gatto se non l'hai nel sacco. Ma pure che l'erba del vicino è sempre più verde e rosso di sera bel tempo si spera.
Quando poi ci ho riprovato, a distanza di anni e dopo sedute di psicoterapia per riprendermi dal trauma da deficit di attenzione e scarsa fiducia in me stessa, ho capito che invece basta dargli una sciacquata ed infilarli completamente interi nel forno a 200 gradi (celsius) per una ventina di minuti fino a quando la pelle diventa quasi nera e gonfia, poi spegnere e lasciarli riposare lì dentro al calduccio e al chiuso per una decina di minuti. Nel mini bagno turco che si sarà formato all'interno del forno il vapore aiuterà lo spellamento, che potrà avvenire manualmente e facilmente quando i vostri peperoni avranno raggiunto una temperatura umana.
Per farli in agrodolce fate poi sciogliere una noce di burro in una padella, aggiungeteci due cucchiai di zucchero di canna e due di aceto balsamico e quando il fondo inizia a sobbollire aggiungeteci i peperoni tagliati a pezzettoni.
Fate cuocere per qualche minuto fino ad evaporazione dell'aceto. Versateli in una brocca graduata o nel bicchiere del frullatore e misuratene il volume. Mettete l'acqua necessaria per arrivare a 500 ml (ve ne dovrebbero servire circa 100 ml ma dipende da quanto abnormi sono i peperoni che avete usato) in un pentolino con l'agar agar, i due cucchiai di zucchero e i due di aceto balsamico avanzati e fate bollire per cinque minuti. Aggiungete questo liquido ai peperoni, regolate di sale e frullate il tutto fino ad ottenere una salsa liscia. Prendete quattro stampini e riempiteli fino all'orlo. Fate raffreddare in frigo per almeno un'ora fino ad indurimento della gelatina. Riprendete gli stampini, svuotateli parzialmente e mettete gli avanzi in un pentolino. Prendete la robiola e lavoratela fino ad ottenere un composto morbido (se necessario aggiungete un goccio di latte). Ponete un cucchiaio di robiola al centro di ogni stampino fino ad un cm dal bordo. Infilate nel congelatore per una decina di minuti giusto per far indurire appena appena il formaggio. Nel frattempo rimettete sul fuoco gli avanzi di gelatina e fateli sciogliere nuovamente. Riprendete gli stampini e poi ommioddio ho perso il filo. Prendete il formaggio, nonono, i peperoni, nonono il pentolino! Ecco sì, riprendete il pentolino con i resti di gelatina e colatela sopra al formaggio per andare a chiudere i budini. Fate raffreddare ancora in frigo per un'oretta. Sformate e servite freschi o a temperatura ambiente. 
Carina secondo me l'idea di fare con gli stessi ingredienti dei bicchierini monoporzione da servire come finger food o antipasto.
Con questa ricetta partecipo al contest Red Passion di My taste for food!


E al contest I colori dell'Estate di Ale's Kitchen - Rossopomodorino



venerdì 23 marzo 2012

Portafogli di salmone e verdure


Ingredienti per 4:
250 gr di sfoglia
4 tranci di salmone
1 carota
1/2 costa di sedano
1/2 cipolla
1 tuorlo d'uovo per spennellare
semi di senape
sale e pepe qubi

Comprare il salmone va un po' contro i miei principi, basta fare una ricerca in rete per capire che sarebbe meglio evitare di farlo.
E' un pesce che ormai si trova sempre e comunque, dovunque, ovunque e quantunque e ovviamente gli stock di quello selvaggio stanno finendo, cosa d'altronde prevedibile.
Io me li immagino gli ultimi salmoni rimasti che escono con occhialoni da sole, cappello, impermeabile e parrucca bionda per non farsi riconoscere sopraffatti dall'istinto di sopravvivenza.
Mi scusi, lei è un Salmo-Salar? - No, sono Raffaella Carrà. - Carramba!!!. Oppure che si mettono la tutina in lattice con gli spuntoni per sembrare un pesce palla o che stanno a pane ed acqua (tipiacevincerefacile) per mesi per assomigliare ad una sogliola. O che si fanno le righe bianche ed arancioni con la vernice per sembrare un pesce pagliaccio. Oppure cheeeee...Ok, la smetto.
L'altra categoria da evitare di acquistare è il salmone da allevamento intensivo. Avete presente i pendolari su un treno in orario di punta? Ecco, immaginateli chiusi lì dentro per ore senza un wc, aggiungeteci uno scagazzamento collettivo per squaraus e poi provate ad immaginare i sedili (oltre ai sederi). Ecco, ora potete avere solo una lontana idea di come possono essere il fondale e l'acqua nelle zone di allevamento (ma di problemi ce ne sono anche altri eh?!).
Okokokok poi però c'è da dire che il salmone è buonissimo, è semplice e veloce da cucinare e in effetti mi piace proprio un casino. Per me è un po' come i biscotti "mangiami" per Alice, o la mela per Biancaneve, o la bella addormentata per il principe, o i setti capretti per il lupo...vabbè avete capito.
Per cui insomma, non dico di non comprarlo più assolutamente, ma forse come in tutte le cose ci vuole solo la giusta dose di razionalità; io personalmente fin quando ero beatamente ingenua lo compravo spesso, ma dacchè mi sono informata cerco di limitare i miei consumi a quelle 3/4 volte l'anno in cui proprio non riesco a resistere.
E questa è stata una di quelle volte (soprattuto perchè non l'ho comprato io ma me lo sono trovato in casa).
Ok, dopo questa opera di proselitismo ora vi racconto la ricetta: prendete la pasta sfoglia e tagliatela in quattro; adagiateci sopra ognuna un filetto di salmone a vostra misura, le vostre belle verdurine tagliate a julienne, condite con sale e pepe, chiudete a portafoglio, fate dei taglietti trasversali, spennellate col tuorlo sbattuto, cospargete coi semini di senape e infilate in forno caldo per 25 minuti a 180°.

mercoledì 21 marzo 2012

Brezel


Ingredienti per 8 brezel:
600 gr di farina 0
200 gr di farina integrale
300 ml di latte
250 ml di acqua
5 cucchiai d'olio
un cucchiaio di sale fine
un tuorlo per spennellare
sale grosso

Carlo, Carlo, vorrei ti chiamassi Carlo...
Oddio, stamattina ho sentito questa canzone alla radio e mi è entrata nel cervello. Ormai oggi è andato, lo so. Continuerò a cantarla in loop senza riuscire a smettere. Sopprimetemi.
Ma poi, perchè proprio Carlo e non, chessò, Brunantoniomariaconcetta?
Non ci sarebbe stato bene? Brunantoniomariaconcetta, vorrei ti chiamassi Brunantoniomariaconcetta...Ma invece no, pazienza.
I brezel o brezeln o prezeln o brelzn o comediavolovolete sono un pane tipico tedesco. La base è sempre la solita inflazionata pasta da pizza, con qualche aggiunta chimica.
Mi sono documentata e ho trovato diverse ricette nel web, Carlocarlovorreitichiamassicarlo, ma nelle più gettonate i brezel prima di essere cotti vengono immersi in una soluzione di acqua e soda caustica che, non so voi, ma io al massimo la userei per sturare il lavandino (ma li immergeranno appunto per farli diventare digestivi tipo il brioschi?).
Ovviamente ho evitato questo passaggio ed ho optato per cuocerli normalmente come una pagnotta.
Ok, magari non avranno esattamente lo stesso sapore degli originali, ma almeno non mi sento paragonata ad uno scarico.
Carlocarlovorreitichiamassicarlo.
Iniziamo a preparare l'impasto: riattivate il lievito di birra se lo usate secco come faccio io, mescolatelo con la farina, aggiungete l'acqua, il latte, il sale, l'olio e impastate fino ad avere un composto molliccio. Fate lievitare per un paio d'ore, reimpastate e di nuovo e mettete a lievitare per un'oretta. Ora staccate dei pezzettini d'impasto, allungateli con le mani fino a circa 60 cm tipo a fare un filoncino per i gnocchi, incrociate le estremità ed appiccicatele ai bordi.
Fate bollire una pentola d'acqua con 3 cucchiai di bicarbonato e cuoceteci per una decina di secondi un brezel alla volta. E' facile, si rassoda, torna a galla da solo e si tira su bene con un mestolo forato.
CarloCarlovorreitichiamassiCarlo. Adagiateli su di una teglia con carta da forno, spennellate con il tuorlo d'uovo sbattuto, cospargete di sale grosso (io ho usato quello affumicato) e cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti fino a doratura.
CarloCarlovorreitichiamassiCarlo.

venerdì 16 marzo 2012

Cozze pastellate


Ingredienti per una ventina di cozze:
una ventina di cozze (ma va?)
1 uovo
2 cucchiai di farina
un goccio di latte
una manciata di prezzemolo
olio per friggere
sale qubi

Ma se la cozza, morfologicamente parlando, ha un esplicito riferimento all'apparato genitale femminile, in che momento e da chi è stato deciso che l'espressione "sei proprio 'na cozza!" dovesse avere un'accezione negativa? Io alla luce di ciò, se qualcuno dovesse chiamarmi così, ho deciso di rispondere: "Grazie! So di essere proprio una gran figa!".
Sarà mica per questo che le cozze piacciono a (quasi) tutti??
Ma ora bando alle ciance. Prendete una ciotola e rompeteci l'uovo (anche se andrebbe rotto nel paniere), aggiungeteci la farina e mescolate bene con una frusta per togliere tutti i grumi, aggiungete un po' di prezzemolo tritato, sale qubi e latte fino ad ottenere una pastella abbastanza densa (ce ne vorrà qualche cucchiaio).
Prendete poi le cozze, sgusciatele (a meno che non vogliate fare un simpatico scherzo), passatele nella pastella e friggetele in olio caldo per un paio di minuti fino a doratura. Servite caldissime.
Per la serie: fritte sono buone anche le ciabatte.
Ah, con questa ricetta partecipo al contest di Scamorze ai Fornelli!